Resumen
Il turismo e le sue trasformazioni negli anni del secondo dopoguerra sono al centro di un crescente interesse degli studi di storia economica. In questa fase cruciale si compivano passi fondamentali sia per l’acquisizione di dimensioni di massa da parte di questa attività economica, sia per l’intensificarsi della sua partecipazione alle dinamiche dello sviluppo socioeconomico del mondo occidentale. Nel 1950, a Roma, quindi nella capitale di un paese destinato a divenire leader nel turismo mondiale del secondo Novecento, si rinnovava un’antichissima tradizione dei viaggi a scopo religioso: il Giubileo. Il presente studio intende proporsi come prima ricostruzione delle dinamiche economiche e turistiche di questo evento e ne dimostra la dimensione internazionale oltre che la rilevanza in termini infrastrutturali per la capitale della cristianità.




«L’anno del gran ritorno e del grande perdono»: il ventiquattresimo Giubileo e i pellegrinaggi a Roma (1950)

«The year of the great return and of the great pardon»: the twenty-fourth Jubilee and pilgrimages to Rome (1950)
Luciano Maffi a
Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, Parma, Italia
Riccardo Semeraro b
Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche, Brescia (BS), Italia
Luciano Maffi, Riccardo Semeraro
«L’anno del gran ritorno e del grande perdono»: il ventiquattresimo Giubileo e i pellegrinaggi a Roma (1950)
Sémata: Ciencias Sociais e Humanidades, no. 33, 2021
Universidade de Santiago de Compostela
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Recibido: 29/06/2021
Aceptado: 10/11/2021
Riassunto: Il turismo e le sue trasformazioni negli anni del secondo dopoguerra sono al centro di un crescente interesse degli studi di storia economica. In questa fase cruciale si compivano passi fondamentali sia per l’acquisizione di dimensioni di massa da parte di questa attività economica, sia per l’intensificarsi della sua partecipazione alle dinamiche dello sviluppo socioeconomico del mondo occidentale. Nel 1950, a Roma, quindi nella capitale di un paese destinato a divenire leader nel turismo mondiale del secondo Novecento, si rinnovava un’antichissima tradizione dei viaggi a scopo religioso: il Giubileo. Il presente studio intende proporsi come prima ricostruzione delle dinamiche economiche e turistiche di questo evento e ne dimostra la dimensione internazionale oltre che la rilevanza in termini infrastrutturali per la capitale della cristianità.
Parole chiave: turismo; Giubileo; Chiesa; secondo dopoguerra; Roma (Italia).
Abstract: Tourism and its transformations in the postwar era have sparked a growing interest in economic history studies. During this crucial period, tourism took fundamental steps in acquiring mass dimensions and intensifying its involvement in the Western world’s dynamics of socio-economic development. In 1950, in Rome, the capital of a country about to become a leader in world tourism in the second half of the twentieth century, an ancient pilgrimage tradition was renewed: the Jubilee. This article represents the first historical reconstruction of the economic and tourist dynamics of that event: it illustrates the 1950 Jubilee’s international dimension as well as its impact on the infrastructures of the capital of Christianity.
Keywords: Tourism; Jubilee; Church; Postwar Period; Rome (Italy).
Sommario
Premessa
Aspetti organizzativi
Accoglienza
Le infrastrutture e i mezzi di trasporto
I flussi
Conclusioni
PREMESSA
Voi, che già per lunghi anni lasciaste il focolare domestico e vi tempraste alle asperità dei lunghi viaggi con gli eserciti in guerra, con le torme dei profughi, degli emigranti, degli sfollati, riprendete la via, ma questa volta in letizia, quasi legioni pacifiche di oranti e di penitenti verso la patria comune dei cristiani (Pius PP. XII, 1949).
Sulla scorta di consolidati approdi storiografici appare evidente come il fenomeno turistico-religioso costituisca un capitolo peculiare e significativo della storia economica entro un duplice orizzonte storiografico che potrebbe essere ricondotto all’ambito tematico che attiene al rapporto Chiesa-economia (Taccolini, 2009), così come a quello dell’economia del turismo (Taccolini, 2011). A ben vedere, la storia stessa del turismo tout court pone le proprie radici nel pellegrinaggio, vale a dire nel viaggio a scopo religioso, che implica ben più d’un risvolto economico e sociale. Si potrebbe in effetti affermare senza tema di smentita che la prima forma di turismo sia stata proprio quella avente scopo religioso: in tal senso, antropologi ed archeologi sostengono concordemente che i pellegrinaggi erano già in uso nelle società tribali d’ogni continente (Romani, 1948; Engelmann, 1960; Oursel, 1997; Caucci von Saucken, 1998, 1999; Lanzi e Lanzi, 1999, 2005; Cherubini, 2000, 2005).
All’interno della cristianità, momento di particolare rilievo per i pellegrinaggi è l’anno giubilare. Questa tradizione ha reso Roma meta di pellegrinaggi a partire fin dall’età medievale. Nel 1294, Celestino V decise di riprendere la tradizione biblica del perdono e della remissione dei debiti trasformandola in un anno del perdono concesso, per l’appunto, a seguito di un pellegrinaggio. Su queste basi, nel 1300, Bonifacio VIII istituì il primo Giubileo: con una bolla specifica il pontefice concedeva l’indulgenza plenaria a chi avesse, nel corso dell’anno, visitato le basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le mura (Aa. Vv., 2001).
Il flusso dei pellegrini in occasione del Giubileo assunse dimensioni estremamente rilevanti, sia dal punto di vista economico che politico-religioso, e, nel corso del tempo, i pontefici si adoperarono per intensificare la cadenza degli anni giubilari a dispetto della cadenza secolare inizialmente prevista. Successivamente, da cinquant’anni si passò presto a trentatré, per poi arrivare ai venticinque anni stabiliti da Paolo II nel 1470. Nel Novecento, si assistette all’introduzione dell’anno giubilare straordinario: ciò avvenne nel 1933 per decisione di Papa Pio XI e nel 1983 per decisione di Papa Giovanni Paolo II. Nel secolo scorso vennero, pertanto, celebrati addirittura sei anni giubilari fino ad arrivare al Grande Giubileo del 2000 che, caratterizzato da una lunga serie di cerimonie ed eventi pubblici, ebbe un forte impatto sulla vita e l’immagine di Roma esaltandone il ruolo di capitale mondiale della cristianità (Nocifora, 2010, pp. 187-188).
Proprio con riferimento al Novecento, un caso di studio di particolare rilevanza è il Giubileo celebrato nel 1950. Osservare da vicino l’organizzazione di eventi e, soprattutto, di pellegrinaggi e viaggi tenutisi in occasione dell’anno giubilare del secondo dopoguerra rappresenta un’occasione per offrire innovative prospettive in merito a diversi interessi scientifici e storiografici di crescente rilevanza. Il presente studio approfondisce l’organizzazione del Giubileo soprattutto da un punto di vista economico e infrastrutturale per proporre un contributo che arricchisca i crescenti dibattiti sulla partecipazione del settore turistico alla ricostruzione e sull’avvio delle dinamiche del turismo di massa nel mondo occidentale all’indomani della conclusione della Seconda guerra mondiale (Leonardi, 2008; Groß et al., 2020; Berrino, 2021). Al fine di conseguire tali obiettivi, la ricerca fa ricorso, oltre che alla letteratura scientifica disponibile sul tema, a dati e informazioni prodotti e pubblicati dalla Santa Sede in occasione dell’anno giubilare, nonché a riviste di settore come quelle pubblicate dal Touring Club Italiano.
L’articolo si compone, inclusa la presente introduzione, di sei sezioni. Nella seconda vengono presi in esame gli aspetti organizzativi più generali; in particolare, vengono presentati i vari organi e comitati che, con i loro specifici compiti, diedero un contributo alla realizzazione dell’anno giubilare predisponendo tutto quanto fosse necessario ai pellegrini sia per i loro viaggi che per il loro soggiorno a Roma. La terza sezione analizza le principali problematiche relative all’accoglienza: viene ricostruito il percorso di avvicinamento al 1950 compiuto dall’offerta ricettiva e si restituisce un quadro dettagliato della disponibilità di alberghi, strutture religiose e posti letto nell’Anno Santo. Nel quarto paragrafo al centro dell’attenzione vengono poste le infrastrutture trasportistiche; in particolare, lo studio si sofferma sul coinvolgimento di trasporto ferroviario, aereo e navale per l’afflusso di pellegrini, ma contestualmente mette anche in luce come il Giubileo sia stato il motore per il miglioramento di importanti snodi logistici della Roma del secondo dopoguerra. La quinta sezione ricostruisce i flussi di pellegrini mobilitati dall’Anno Santo mettendo in risalto soprattutto la dimensione internazionale acquisita dai pellegrinaggi grazie anche a una specifica analisi riguardante la Spagna e le Americhe. Da ultimo, nel sesto paragrafo, trovano spazio alcune considerazioni conclusive.
ASPETTI ORGANIZZATIVI
L’Anno Santo del 1950 era atteso con grandi aspettative. Circolava la consapevolezza che la stabilità politica a livello internazionale, avviatasi alla conclusione della Seconda guerra mondiale, assieme allo sviluppo sempre più efficace dei mezzi di trasporto, sarebbero stati fattori favorevoli a sostegno del forte desiderio di spiritualità e pellegrinaggio diffuso in tutta la cristianità su scala globale (Aa. Vv., 1948).
L’evento giubilare si inserisce all’interno del lungo pontificato di Pio XII (1939-1958), peraltro pochi anni dopo il termine del conflitto mondiale, in un periodo in cui questo papa era percepito come il salvatore di Roma dallo scempio dell’occupazione nazista. Pio XII era il Defensor Civitatis che il 19 luglio 1943 uscì dal Vaticano – quando il bombardamento delle forze alleate non era ancora concluso – per raggiungere la zona della Basilica di San Lorenzo e dello scalo ferroviario del Tiburtino, area sulla quale fra le 11 e le 14.30 caddero 4.000 bombe (circa 1.060 tonnellate di esplosivo) che provocarono 3.000 morti e 11.000 feriti, di cui 1.500 morti e 4.000 feriti nel solo quartiere di San Lorenzo1.
Da parte del Vaticano, la macchina organizzativa dell’evento venne avviata alcuni anni prima, a partire dal 1948, anno in cui, in data 2 giugno, Papa Pio XII annunciò ufficialmente il Giubileo del 1950. Il successivo 28 giugno venne istituito il Comitato Centrale con il compito di delineare tutte le linee guida per la concreta realizzazione dell’Anno Santo, gestendone anche gli aspetti pratici. Il Comitato era una struttura concepita ad hoc, a cui funzionalmente si affiancavano molte delle strutture di cui si compone l’ordinaria amministrazione del Vaticano: le Sacre Congregazioni, la Segreteria di Stato, l’Ufficio del Maestro di Camera, la Penitenzieria Apostolica. Lo stesso Comitato Centrale, a tutti gli effetti, era emanazione di questi enti, specialmente della Segreteria di Stato (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 9-10; Casula, 2003, pp. 140-142).
Le questioni trattate dal Comitato Centrale, sia di carattere spirituale sia di carattere materiale, emergono dai «verbali di adunanza». Le adunanze ebbero una calendarizzazione secondo le seguenti date: 6 luglio 1948, 23 luglio 1948, 15 ottobre 1948, 19 gennaio 1949, 18 maggio 1949, 27 ottobre 1949, 13 dicembre 1949, 6 luglio 1950, 18 dicembre 1950 (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 25-30). Il Comitato Centrale, composto da un presidente onorario, un presidente effettivo, un vice-presidente, un segretario (tutti ecclesiastici) e 24 membri (la maggior parte ecclesiastici), con una presenza minoritaria di 5 laici2, annoverava tra i membri più illustri i futuri cardinali Montini (divenuto poi papa Paolo VI), Ottaviani e Tardini.
In generale, l’attività principale venne coordinata, diretta e svolta dal presidente effettivo (mons. Valerio Valeri), dal segretario (mons. Sergio Pignedoli) e dai loro collaboratori. Il loro impegno è visibile attraverso centinaia di interventi e contatti avuti in quel periodo, tra cui spicca la costanza di relazioni con i Comitati Nazionali, 57 diffusi in tutto il mondo, che lavorarono in stretta relazione con il Comitato Centrale di Roma. Il segretario del Comitato Centrale, Sergio Pignedoli, per esempio, compì un viaggio intercontinentale, una «vera e propria cavalcata aerea», nei primi mesi del 1949, visitando, fra il 18 febbraio e il 2 aprile, 21 comitati nazionali in tutto il continente americano, a cui vennero aggiunti il Portogallo e il Regno Unito (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 18-19).
Inoltre, a Roma, nella seconda metà del 1948, cominciarono a lavorare a supporto e alle dipendenze del Comitato Centrale una serie di commissioni e uffici con un ruolo determinante e meritorio nella fase sia preparatoria, sia operativa del Giubileo: Commissione per l’Assistenza Spirituale, Commissione per i Congressi, Commissione per l’Organizzazione Esposizioni e Mostre Internazionali, Commissione per la Musica Sacra, Commissione Tecnico-Finanziaria (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 9-10, 27; Casula, 2003).
Le mansioni più operative furono svolte dagli uffici del Comitato Centrale, che diventarono il perno di tutta l’organizzazione dell’Anno Santo, anche dal punto di vista dei flussi turistico religiosi; vi erano:
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Segreteria Generale, posta alle dipendenze del Segretario del Comitato e attiva dal luglio 1948. Essa svolse un ruolo di contatto con: Uffici Santa Sede; Vescovi di tutto il mondo; 57 Comitati Nazionali; Rappresentanze Pontificie all’estero; Corpo diplomatico presso la Santa Sede; Governo italiano; Comune di Roma; associazioni; privati (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 36-38).
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Ufficio Spedizioni, che entrò in funzione dalla fine del 1948. Qualche numero che evidenzia l’imponenza del lavoro svolto: spediti 6 milioni di colli, per 2000 quintali circa di materiale; 800.000 copie del manifesto del Giubileo in tutto il mondo, per un peso di 33.820 kg. Tra i materiali oggetto di spedizione, principalmente, vi erano materiali di propaganda, il bollettino ufficiale e la busta del pellegrino, quest’ultima in collaborazione con la Peregrinatio Romana ad Sedem Petri (circa 1.800.000 tra Italia e resto del mondo) (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 39-42).
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Ufficio Udienze. Interagì con l’Ufficio del Maestro di Camera del Papa, svolse il ruolo di raccolta delle prenotazioni, segnalò al Maestro di Camera i pellegrinaggi in arrivo, si occupò di ritirare i biglietti di ingresso alle sale vaticane e alla basilica e fornì assistenza ai pellegrini durante le udienze; predispose la medaglia commemorativa del Giubileo (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 43-45).
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Ufficio Ospitalità. Tale organismo forniva assistenza ai pellegrini che preferivano raggiungere Roma a piedi, in bicicletta o altri mezzi di fortuna, come un tempo i romei. Ne erano responsabili esponenti della cosiddetta nobiltà nera, infatti, «a questo compito si erano spontaneamente dedicati un gruppo di giovani e signorine della nobiltà romana, che conoscevano le lingue straniere» (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 46). L’accesso all’ospitalità prevedeva la presentazione, da parte di ogni pellegrino, di un «carnet de route» con timbri di parrocchie e conventi presso i quali si era sostato e la lettera di presentazione del parroco d’origine. Si trattava di ospitalità gratuita comprensiva di vitto e alloggio (di norma venivano accordati 5 giorni agli stranieri e 3 agli italiani). Un apposito centro di accoglienza era il Centro San Francesco sulla via Aurelia, capace di 400 posti letto (la gestione del centro era in passivo, basata sulla carità della nobiltà e del Comitato Centrale). Al centro San Francesco, si aggiungevano alcuni conventi per affrontare le numerose richieste e, per i giovani, il Campo San Giorgio alle Tre Fontane, gestito dall’Associazione Scoutistica Italiana. I pellegrini «isolati» assistiti al termine dell’anno giubilare ammontarono a oltre 10.000, a cui vanno aggiunti alcuni pellegrinaggi «poveri», italiani e stranieri (fra cui molti gruppi di seminaristi), ma specialmente profughi provenienti da paesi oltre la «cortina di ferro» (circa 1.400 persone). Il vitto, oltre che nei centri menzionati, veniva spesso garantito alle stesse mense dalle più antiche e distinte famiglie romane (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 48), alcune delle quali (Colonna, Torlonia, Ruspoli, Pallavicini, Sacchetti) offrirono i saloni affrescati dei propri palazzi anche per incontri ufficiali tra i vescovi.
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Ufficio Stampa. Attivo dall’autunno del 1948, assolveva a compiti legati alla comunicazione: era in costante contatto con agenzie di stampa e giornalisti; curava le edizioni e il periodico del Comitato; diffondeva le notizie relative al Giubileo, anche via radio, attraverso il canale ufficiale di Radio Vaticana (Casula, 2003)3. Il Bollettino ufficiale era edito in 5 lingue (italiano, spagnolo, francese, inglese, tedesco). L’attività editoriale di questo ufficio prevedeva pubblicazioni informative e di promozione, oltre che materiale dedicato a contenuti spirituali destinato ai fedeli. Per fare qualche esempio: il bollettino ufficiale; i bollettini speciali (ad esempio, Organisation des pèlerinages – per informare i comitati nazionali sull’organizzazione dei pellegrinaggi, le riduzioni ferroviarie, marittime e aeree e sugli alloggi convenzionati con il Comitato Centrale); il «libro del pellegrino» (2 milioni di copie edite); la «piccola guida di Roma»; numerose pubblicazioni di carattere religioso o a uso delle cerimonie religiose; manifesti, pieghevoli, cartoncini e volantini, immagini; la «busta del pellegrino», fornita ad ogni partecipante, il cui contenuto prevedeva indicazioni utili per chi si recava a Roma, il libro di preghiere (a cura della Commissione assistenza spirituale) e la guida della città (a cura dell’Ufficio Stampa), oltre alla tessera del pellegrino4 e il distintivo ufficiale, simboli in grado di consentire il riconoscimento e la partecipazione esplicita (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 49-50; Aa.Vv., 1950a).
Infine, vicina alle gerarchie ecclesiastiche, ma non dipendente dal Comitato Centrale, era la Peregrinatio Romana ad Petri Sedem. Essa era nata nel 1933 in preparazione del Giubileo della Redenzione. Organismo deputato a curare la preparazione e lo svolgimento tecnico dell’Anno Santo, rappresentava l’organo esecutivo della Commissione tecnico finanziaria (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 152-169). Il Consiglio direttivo era composto da ecclesiastici e da esponenti della nobiltà romana. Il loro incarico prevedeva
di predisporre le condizioni migliori per i viaggi e gli alloggi dei pellegrini e, di conseguenza, regolare per quanto possibile il flusso dei pellegrinaggi nel corso dell’anno; di mantenere il collegamento con i comitati nazionali per le questioni di carattere tecnico amministrativo; di ottenere dai poteri pubblici e dai privati le possibili facilitazioni per i pellegrini; di stabilire contatti con le organizzazioni di viaggi (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 153).
Essa era composta secondo la seguente struttura: Presidenza con Ufficio di Segreteria; due Direzioni (una tecnico-organizzativa e una amministrativa) e una serie di uffici alle loro dipendenze. Dalla Direzione tecnico amministrativa dipendevano: Servizio pellegrinaggi ed alloggi (Ufficio pellegrinaggi, Ufficio alloggi – per pellegrini isolati); Servizio Trasporti (Ufficio trasporti ferroviari, Ufficio stazioni FS, Ufficio Autotrasporti); Servizi vari (Ufficio informazioni, Ufficio oggetti rinvenuti, Ufficio Busta del pellegrino). Il suo ruolo comportava una stretta interazione con le autorità italiane che, a loro volta, avevano predisposto un Comitato Centrale Studi governativo in vista del Giubileo.
Anche da parte dello Stato italiano la macchina organizzativa prendeva corpo con alcuni anni d’anticipo rispetto all’evento giubilare. Con Decreto 27 marzo 1947 del Presidente del Consiglio dei Ministri veniva costituito il sopramenzionato Comitato Centrale Studi per il riordinamento dei servizi civili interessati e la predisposizione di opportuni programmi. Principale oggetto di esame di tale Comitato fu il programma volto ad assicurare un’adeguata disponibilità ricettiva per i pellegrini. Al Comitato presero parte rappresentati degli albergatori, delle agenzie di viaggio, del Commissariato per il Turismo, della Peregrinatio Romana ad Petri Sedem e i deputati on.li Carmine de Martino, Igino Giordani e Giovanni Battista Pera. Sulla base dei lavori e dei programmi definiti di quest’organo, a fine ottobre 1948, poté essere costituito e avviare il proprio intervento il Comitato Interministeriale per l’Anno Giubilare (Andreotti, 1952, p. 242; Lavarini, 1997, p. 217). Il Comitato Interministeriale si componeva, oltre che di un ufficio di segreteria affidato all’avv. Giovanni Marino, di 4 commissioni tecniche: ospitalità, trasporti, manifestazioni e finanze. Esso fu essenzialmente un organo di collegamento tra i Ministeri e uffici governativi, tra questi e il Comitato Centrale, tra gli stessi e il Comune di Roma. La sua funzione si concretizzò quindi in una serie di interventi presso i singoli Dicasteri e uffici con l’intento di suggerire provvedimenti, sollecitare soluzioni, velocizzare procedure complesse. Esso, inoltre, patrocinò e organizzò speciali iniziative, tra cui: apprezzate pubblicazioni, rappresentazioni teatrali e mostre (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 306-307)5.
È evidente, dunque, che negli anni precedenti all’Anno Santo 1950 si attivò un grande apparato organizzativo che riuniva numerose competenze, da quelle più eminentemente spirituali a quelle più pratiche, relative all’organizzazione dei viaggi e delle strutture ricettive. A questa imponente macchina organizzativa erano fin da subito chiare le complessità che il primo evento turistico di massa a livello globale del dopoguerra poneva.
Fig. 1
Manifesto dell’Anno Santo 1950
Fonte: Comitato Centrale Anno Santo (ed.), L’Anno Santo 1950, cit., p. 11.
ACCOGLIENZA
Un problema ben presente agli organizzatori dell’Anno Santo era quello relativo alla ricezione dei pellegrini. Come sì è visto nel paragrafo precedente, dal Comitato Centrale dipendeva un Ufficio Ospitalità, gestito in modo volontario da esponenti della nobiltà romana e destinato, in modo specifico, ai pellegrini «isolati», ossia a una piccola minoranza dei pellegrini attesi a Roma nel 1950. Ma, a ben vedere, lo sforzo organizzativo comportò il coinvolgimento attivo di tutto l’apparato di uffici, dovendo essere affrontati e risolti aspetti che includevano risvolti giuridici, tecnico-amministrativi, logistici e di comunicazione.
Sia all’interno della stessa macchina organizzativa della Chiesa, sia da parte di osservatori esterni, c’era consapevolezza dei seri limiti ricettivi di Roma per poter sostenere i flussi previsti. Il tema dell’Anno Santo, infatti, veniva affrontato anche da coloro non direttamente coinvolti nella macchina organizzativa. Per esempio, è interessante analizzare gli articoli pubblicati in quel periodo dalla rivista Turismo e alberghi, rivista mensile edita dal Touring Club Italiano che si rivolgeva non solo agli albergatori e al personale d’albergo d’ogni grado e mansione, ma anche ai costruttori, agli industriali produttori di materiali e apparecchi utili agli alberghi, al personale degli uffici di viaggio, a quanti insomma si occupavano di turismo come attività professionale o per ragioni di studio.
Abbastanza critico è un articolo apparso sulla rivista all’inizio del 1949. L’articolo “L’Anno Santo è alle porte”, a firma di Civico (1949), poneva il problema attraverso una domanda diretta: «dove alloggeranno questi visitatori?». L’autore così proseguiva: «La deficienza dell’attrezzatura alberghiera stabile di Roma è ben nota e può essere riassunta in due sole cifre: dotazione esistente di 10.000 letti, dotazione minima occorrente 20.000 letti». Queste cifre si riferivano agli alberghi propriamente detti (con esclusione di quelli di quarta categoria), ossia alle strutture solitamente frequentate dalla figura del turista. Comprendendo nel computo anche gli alberghi di quarta categoria – i più scadenti – e le pensioni (di varie categorie) si arrivava a 16.887 letti. In generale, si trattava di un’offerta ricettiva appena sufficiente per l’ordinario flusso di persone a Roma, a prescindere dal Giubileo. Inoltre, erano presenti nella città 60-70.000 camere mobiliate, che però non potevano essere utili per l’Anno Santo, perché la popolazione di Roma era, all’epoca, di circa 2 milioni di abitanti e con problema di sovraffollamento.
Seguendo le previsioni diffuse in quei mesi, nell’articolo di Civico si legge che nell’Anno Santo sarebbero state presenti a Roma 2 milioni di persone (considerando che il trend degli anni 1947 e 1948 – senza Anno Santo – aveva visto presenze di oltre il milione l’anno) (Civico, 1949). Previsione peraltro molto sbagliata per difetto come vedremo in seguito. L’autore che pur era consapevole dell’eccellenza organizzativa vaticana (ospitalità nei conventi, etc.) si poneva degli interrogativi. Egli faceva riferimento ad alcuni articoli di Cesare Ordioni che consigliava l’uso di caserme e incentivava la costruzione di strutture alberghiere di cui Roma aveva bisogno, a prescindere dall’Anno Santo, individuando anche alcune aree di Roma che sarebbero state appropriate per effettuare questo tipo di investimenti. Accanto alle criticità circolavano molti propositi, idee e progetti, che andavano però a confliggere con il fatto che mancava solo un anno all’inizio del Giubileo.
Fondamentali si rivelarono l’attività del Comitato Centrale di parte Vaticana e il Commissariato per il Turismo italiano, oltre al Comitato per l’Anno Santo istituito dal Governo italiano nel 1948. In particolar modo, i finanziamenti dello Stato per la ricostruzione alberghiera in quel periodo postbellico si arricchirono grazie al Decreto legislativo 9 aprile 1948 che portò a 5 miliardi di lire la cifra del contributo statale destinato a questa finalità (tale ingente somma, distribuita in un arco temporale di 25 anni, prevedeva, quindi, 200 milioni annui, cifra di molto superiore ai 50 milioni all’anno previsti in precedenza) (Civico, 1949, p. 21).
Determinante per l’organizzazione del sistema di accoglienza fu, nel 1949, anche l’attività svolta dalla Peregrinatio Romana ad Petri Sedem. Compito di quest’organo era quello di predisporre posti letto alle condizioni economiche più favorevoli, anche per evitare le speculazioni di privati. Furono incoraggiate le iniziative che dessero garanzie di affidabilità ad allestire nuovi alloggi: la Peregrinatio garantiva loro un minimo di presenze, gli imprenditori (enti o privati) si impegnavano a praticare prezzi «equamente convenzionati» (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 154-157). Grazie ad accordi stretti con l’associazione romana albergatori, la Peregrinatio ottenne da più di trenta pensioni prezzi convenzionati che consentirono di affrontare l’accoglienza e l’ospitalità di pellegrini isolati o in gruppi poco numerosi. Sempre sotto la sua spinta, a seguito di un censimento risalente ai primi mesi del 1949, venne presa in considerazione la candidatura di oltre 300 case di istituti religiosi, sia maschili che femminili, nelle quali venne predisposta l’ospitalità di pellegrini per un totale di 7.500 posti letto. Infine, vanno ricordati gli alberghi di massa (convenzionati), oggetto di interessamento da parte della Peregrinatio. In queste strutture, vi erano più di 10.000 posti letto (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 152-169).
L’allestimento di posti letto attrezzati e, più in generale, di alloggi idonei ad accogliere i pellegrini fu, di fatto, un obiettivo a cui ambirono numerosi privati ed enti religiosi che, tuttavia, necessitavano di aiuti senza i quali non sarebbero riusciti nell’intento. La messa a disposizione, da parte di Governo italiano e Santa Sede, di immobili rese possibile, ad esempio, la messa a punto di alberghi di massa. Inoltre, la concessione di uno speciale fondo (Interim-Aid per l’Anno Santo) da parte della Missione ECA (Economic Cooperation Administration) in Italia, grazie alla sollecitudine del Governo italiano, attivò il finanziamento di iniziative e opere che ebbero nell’incremento della ricettività di Roma la loro intenzione primaria. Dall’ECA venne erogata la somma di 1.800.000.000 lire che diede un contributo all’allestimento di circa 22.000 posti letto e, più in generale, servì a potenziare stabilmente l’attrezzatura turistica nazionale (Andreotti, 1952, p. 243). Venne appositamente istituito un
Comitato speciale per l’amministrazione di tale fondo, presieduto dal commissario per il turismo, on. Romani, nel quale sono rappresentati il C.C.A.S., la Missione ECA americana e quella italiana, il Comitato interministeriale per l’anno giubilare, il comune di Roma e l’Ente nazionale distribuzione soccorsi Italia (ENDSI). A detto comitato vengono presentate, dalla Peregrinatio Romana, dal comitato per l’Anno Giubilare ed anche da altri enti, le domande per finanziamento. Inizia così un lungo e delicato lavoro, assolto a mezzo dell’ENDS, scelto quale organo esecutivo del Comitato speciale (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 154-157; Casula, 2003; Berrino, 2021).
Più in generale negli ultimi mesi del 1949 il quadro ricettivo cominciava a delinearsi in maniera più chiara. Il commissario al turismo del Governo italiano, Pietro Romani, fece un quadro della presenza di turisti stranieri in Italia nel 1948 e previsioni per il 1949: evidenziò come quello turistico fosse un fenomeno in crescita, destinato a divenire determinante per le sorti del paese, e annunciò il possibile grande incremento per il 1950. Circa il caso specifico di Roma la disponibilità di posti annunciata era la seguente: 18.730 posti in alberghi e pensioni, 25.000 posti presso affittacamere, 8.000 posti in istituti religiosi (Aa.Vv., 1949a). Era previsto poi l’allestimento, in opportuna località, di una grande tendopoli per giovani, fornita di tutte le attrezzature indispensabili, in grado di consentire un soggiorno salubre ed economico a migliaia di giovani di ogni nazionalità. Il Comitato Interministeriale per l’Anno Giubilare, di concerto con il Comitato Nazionale per il Turismo, aveva predisposto «un vasto piano per offrire ai pellegrini soprattutto quel tipo di ospitalità ch’è nel desiderio delle classi meno abbienti» (Aa.Vv., 1949b).
Un quadro certamente più completo delle strutture ricettive è quello descritto nei primi mesi del 1950; a dispetto delle previsioni pessimistiche, l’apparato ricettivo che si delineò appariva sufficientemente consistente ed efficiente al fine di poter supportare la massa di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Da un’analisi riportata nel numero di febbraio 1950 di Turismo e alberghi – sostanzialmente concorde con i dati ufficiali del Comitato Centrale (Tab. 1) – gli alloggi apprestati erano ripartiti in quattro gruppi (Aa.Vv., 1950b).
Nel primo gruppo erano compresi quelli dipendenti dalla Santa Sede per un totale di 1.223 letti: il nuovo grande palazzo di Via della Conciliazione con ingresso da Via della Traspontina (letti 325); il grande palazzo pure in Via della Conciliazione di proprietà dei Cavalieri del Santo Sepolcro (358); il Collegio Leoniano in Via Pompeo Magno 21 (550). Il secondo gruppo era formato dagli alloggi messi a disposizione della Peregrinatio Romana ad Petri Sedem dal Governo italiano per un totale di 3.317 letti e comprendeva: il Palazzo del Dementino, in Via delle Terme di Diocleziano (797); l’Ospizio San Michele in Via San Michele (1.320); Palazzo Salviati in Piazza della Rovere, all’imbocco di Via della Lungara (800); la Foresteria sud del Foro Italico (400). Il terzo gruppo era costituito dagli alloggi apprestati in case religiose per un totale di 4.024 letti, di cui 986 in istituti maschili e 3.038 in istituti femminili. Il quarto gruppo, grazie all’iniziativa del Comitato Centrale e della Peregrinatio Romana ad Petri Sedem, era composto di alloggi disposti in fabbricati di nuova costruzione o in edifici già adibiti ad altro uso e annoverava i seguenti complessi: Centro di Santa Teresa in Via Tiburtina (1.052); Centro di San Filippo sulla Via Cassia (800); Centro San Marco sulla Via Flaminia (1.008); Centro Santa Lucia sulla Circonvallazione Clodia (259); Centro Sant’Antonio sulla Via Casilina (1.000); Centro Sant’Angelo (1.200). Venne realizzata, inoltre, una conversione di fabbricati in villette sulla Via della Magliana nei dintorni di Santa Maria Maggiore, in Piazza Irnerio, in Viale Ionio, in Via Cavalieri di Colombo per un complessivo numero di 2.750 letti. In totale il quarto gruppo poteva così disporre di 8.069 letti. Agli apprestamenti di questa categoria era assimilabile anche la Casa del Touring a Roma (Circonvallazione Aurelia, 63) (Aa.Vv., 1950c) che disponeva a sua volta di 250 letti. Alle disponibilità sopra elencate si aggiungeva quella risultante dalle due tendopoli situate una alle Tre Fontane a Monte Mario e l’altra in Via dei Riari, per complessivi 1.500 letti. Ne risultava così una disponibilità occasionale per l’Anno Santo di 18.383 letti, che aggiungendosi a quella normale di 12.892 letti esistenti negli alberghi, di 4.607 letti in pensioni e di 1.220 letti in locande (totale 18.719), si riteneva potesse bastare per far fronte a tutte le richieste d’alloggio dei pellegrini (Aa.Vv., 1950b, p. 55).
LE INFRASTRUTTURE E I MEZZI DI TRASPORTO
Oltre alle strutture ricettive si poneva il problema delle infrastrutture e dei trasporti. Anche in questo caso il Giubileo rappresentò una formidabile opportunità di sviluppo per la stessa città di Roma, con le evidenti ripercussioni positive che ne conseguirono in termini di meta turistica. Basta ricordare la costruzione o il rifacimento di tre elementi chiave per i trasporti verso la città e nella città medesima. Si tratta anche in questo caso della realizzazione di opere che richiesero lunghi tempi di realizzazione e che quindi videro la propria progettazione e i lavori di costruzione durante gli anni precedenti.
In generale, quando venne celebrato l’Anno Santo 1950, Roma era nel pieno della ricostruzione pubblica e privata del dopoguerra. Al Giubileo è direttamente da collegarsi la definitiva sistemazione di Via della Conciliazione, con la costruzione dei due palazzi situati all'imbocco della strada verso Castel Sant’Angelo, di cui quello di destra commissionato da Pio XII, quello di sinistra dal Comune di Roma (Rutelli, 2001).
Le tre fondamentali infrastrutture su cui è opportuno focalizzare l’analisi sono la metropolitana, la stazione ferroviaria Termini e l’aeroporto di Ciampino.
La metropolitana di Roma fu pronta per l’Anno Santo, quando entrò in esercizio il primo tronco che collegava la stazione ferroviaria di Termini con l’area a sud-ovest della città. Nella zona delle Tre Fontane, a 11 chilometri dalla Stazione Termini, la nuova città in costruzione, rimasta silenziosa e deserta durante gli anni del conflitto, riprese il suo ritmo operoso. I grandi palazzi, già destinati ad ospitare le rappresentanze di tutte le forze produttive mondiali, i grandi alberghi destinati a ospitare migliaia di quotidiani visitatori, andarono incontro a una radicale trasformazione. Questa nuova porzione della città era destinata a costituire un normale quartiere della Roma che tende a portarsi sul mare. La metropolitana rappresentò lo strumento capace di garantire l’allacciamento di questo quartiere periferico al resto della città (Aa.Vv., 1949c).
La metropolitana di Roma aveva uno sviluppo iniziale di 11,332 Km, di cui 6 Km circa sotto galleria. Le caratteristiche prospettate di questo primo tronco erano le seguenti: velocità dei treni 100 Km orari; frequenza dai 2 ai 3 minuti; capacità di ogni convoglio 1.300 persone; tempo di percorrenza fra i capolinea 13 minuti. Il percorso previsto andava dalla stazione Termini per via Cavour, il Colosseo, la via dei Trionfi, il viale Africa, S. Paolo, Tre Fontane, Checchignola con sei fermate intermedie (Aa.Vv., 1949c).
La stazione Termini, già esistente dagli anni Sessanta dell’Ottocento, venne smantellata e ricostruita nel corso di molti anni (1936-1950), specialmente in quelli dell’immediato secondo dopoguerra. In occasione del concorso del 1947, il primo premio venne attribuito ex aequo agli architetti Leo Calini ed Eugenio Montuori e al gruppo capeggiato da Annibale Vitellozzi, comprendente Massimo Castellazzi, Vasco Fadigati e Achille Pintonello. La stazione fu così completata, secondo la nuova versione, con la realizzazione dell’edificio frontale caratterizzato dalla ardita pensilina, considerata uno degli esempi più significativi dell’architettura italiana del dopoguerra, e venne inaugurata il 20 dicembre 1950 dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi (Andreotti, 1952, p. 243; Weststeijn e Whitlimg, 2017).
Il trasporto ferroviario ebbe un ruolo fondamentale per il Giubileo del 1950 (Lavarini, 1997, p. 218). Anche grazie alle facilitazioni tariffarie concesse dalle Ferrovie dello Stato estese anche a numerosi itinerari circolari comprendenti le zone artistiche più belle d’Italia6, esso rappresentò una valida soluzione logistica sia per i grandi pellegrinaggi, sia per i pellegrini solitari o in piccoli gruppi, ovvero quelli che – pur raggiungendo in alcuni periodi medie giornaliere di 2.000 unità – spesso non vennero ufficialmente registrati, rendendo le statistiche relative ai flussi approssimative per difetto (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 163). Così chiosano gli atti ufficiali dell’evento giubilare in merito al trasporto ferroviario:
Il lavoro svolto nel settore ferroviario può essere riepilogato in parte, a fine d’anno, nei seguenti dati: carrozze ferroviarie prenotate n. 5.942 per un totale di 450.077 pellegrini; treni straordinari effettuati per grandi pellegrinaggi n. 619 per un totale di 422.961 pellegrini; pellegrini che hanno usufruito dell’Ufficio vidimazione biglietti ferroviari n. 1.337.568; pellegrini individuati e controllati dai Centri Stazione AS, n. 1.218.574. I treni straordinari effettuati hanno riguardato pellegrinaggi di 22 nazioni tra le quali, preminenti, l’Italia, la Germania, la Francia (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 163).
Un mezzo di trasporto che trovò negli anni del secondo dopoguerra una sempre maggiore diffusione per uso civile, anche a scopo turistico, fu l’aereo. Anche in questo caso, l’aeroporto di Roma venne ampliato proprio in occasione del Giubileo (e comunque per rispondere a una domanda sempre maggiore). L’aeroporto di Ciampino nacque, nel 1916, come cantiere per dirigibili; nel decennio successivo aumentò la sua importanza come aeroporto militare, venendo poi aperto anche al traffico civile negli anni Trenta. L’ammodernamento dell’aeroporto attuato in occasione del Giubileo del 1950 vide l’unificazione della pista sud e la pista nord. In generale in quegli anni il movimento di passeggeri registrò un trend in aumento (Aa.Vv., 1952) (Tab. 2).
A supporto dell’attività dei Comitati Nazionali, un numero speciale del Bollettino del Comitato Centrale venne dedicato all’organizzazione dei pellegrinaggi (Aa.Vv., 1950d). All’interno di questo numero, fra una serie di altre informazioni, si trovano gli accordi con le compagnie ferroviarie e le compagnie marittime per le riduzioni dei prezzi dei biglietti per i pellegrinaggi organizzati: in Italia per le ferrovie la riduzione fu del 40% per i viaggiatori isolati, del 50% per viaggi di gruppi di pellegrini da 51 a 750 e, infine, del 60% per gruppi di oltre 751 persone (Aa.Vv., 1950d, pp. 18-19); in Svizzera riduzioni per biglietti andata e ritorno del 25% per gruppi da 6 a 14 persone, di 35% da 15 a 99, il 40% da 100 a 249, il 45% oltre 250 persone; in Francia sconti del 30% per gruppi di almeno 10 persone, 40% per treni speciali con un minimo di 500 biglietti; in Austria del 30% ai gruppi di almeno 15 persone, il 50% ai gruppi di almeno 500 viaggiatori; in Germania 20% per singoli viaggiatori, 50% gruppi di almeno 15 persone e, ai viaggiatori in comitive con treni speciali, riduzioni del 60%; in Spagna riduzioni del 25% per viaggiatori isolati ed in gruppo, 30% nei treni speciali.
Inoltre, furono raggiunti accordi anche con compagnie di trasporti marittime. La Conferenza Sudamericana del Traffico stabilì che le compagnie marittime a lei aderenti concedessero ai pellegrini in viaggio per Roma le seguenti riduzioni: a ogni gruppo di almeno 50 passeggeri in terza classe o 30 in classe turistica il 20%. Le compagnie coinvolte erano le seguenti: Blue Star Line; CIA. Argentine De NAV. S.A.; CIA colonial de navegaçao; CIA de nav. Sud Atlantic; CIA. Maritim Belge; Furnes-Houlder Argentine lines; N. B. Havenlijn; Houlder Bros. E company; Italia, Società. An. di nav.; N.V. Koninklijke – Hollandesche Lloid; Lamport and Holt line; Llyd Brasileiro P.N.; Rottenrdam-Zuild-Amerika Lijn; Royal Mail Lines; Societé Generale de Transports Maritimes a vapeurs; The Donaldson Line; The Pacific Steam Navigation company; The South American Saint Line (Aa.Vv., 1950d, p. 23).
Questi dati permettono di avere un’istantanea abbastanza attendibile di quello che l’Anno Santo rappresentò in termini di previsione di partecipazione anche da parte delle compagnie dei trasporti e, indirettamente, dei governi a cui erano legate. Di fatto, l’ottenimento di convenzioni particolarmente vantaggiose per gruppi numerosi, di provenienza spesso remota, mette in luce quanto la credibilità organizzativa dell’evento avesse solide basi presso i Comitati Nazionali ed Enti e Governi stranieri.
I FLUSSI
Il Giubileo del 1950 rappresentò un evento di turismo religioso di massa, il primo che avvenne in Italia nel secondo dopoguerra e più in generale – come vedremo – il più partecipato, fino a quel momento, rispetto ai giubilei precedenti. L’attività dei Comitati nazionali, in costante relazione con il Comitato Centrale, rese possibile un’organizzazione tale dell’evento che portò a una partecipazione, proveniente da ogni parte del pianeta, superiore a tutte le attese. I pellegrini non affrontarono il viaggio impreparati. Per il tramite dei Comitati Nazionali venne consegnata a tutti i pellegrini registrati la «busta del pellegrino» prima della partenza, affinché potessero esibire un segno distintivo esteriore, ma disponessero anche degli strumenti per la preparazione spirituale (Casula, 2003, p. 144)7.
È essenziale sottolineare, inoltre, che i valori delle statistiche ufficiali sono sottostimati, perché corrispondono ai pellegrini registrati come isolati o come partecipanti a pellegrinaggi, ma sono esclusi dalle statistiche moltissimi pellegrini non registrati. I documenti ufficiali del Vaticano, per esempio, sottolineano il fatto che sfuggono ai conteggi la moltitudine dei pellegrini che utilizzarono mezzi di trasporto propri (automobili, motociclette, ecc.) e quella quota ancora maggiore che si avvalse di servizi privati di autotrasporti: «Da indagini fatte è risultato che la maggioranza di tali pellegrini non curò di registrarsi né presso la Diocesi né a Roma» (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, p. 494, Casula, 2003).
Un dato emerge in modo evidente dal semplice confronto fra il totale dei pellegrini registrati nel 1925 e quelli registrati nel 1950 (Tab. 3). Nel 1925 ne risultarono 582.234, mentre nel 1950 furono 2.590.921. In entrambe le occasioni furono gli italiani a rappresentare la parte preponderante, con numeri straordinari per quell’epoca: 401.888 nel 1925 e 1.530.363 nel 1950 (escludendo i pellegrini romani). Ma sono soprattutto i significativi dati dei pellegrini provenienti da altri parti del mondo a dimostrare lo straordinario successo del Giubileo del 1950. Si tratta di pellegrini che compirono viaggi lunghi, sia dal continente europeo sia da altri continenti. Significativa la variazione numerica dei pellegrini dall’America Settentrionale e Centrale: 7.225 nel 1925, mentre nel 1950 arrivarono a 54.570 (preponderante la partecipazione statunitense). Anche il dato Sud America è emblematico passando dai 3.011 del 1925 ai 16.786 del 1950. Pur se effettuati con mezzi di trasporto frutto della rivoluzione dei trasporti e della seconda rivoluzione industriale (treni, aerei, piroscafi e pullman), si trattava di viaggi lunghi (in chilometri e tempo) e spesso costosi.
Pellegrinaggi e pellegrini per provenienza, 1925 e 1950.
†Cifre per difetto perché sono esclusi i pellegrini non registrati;
‡dati del 1925;
±dati del 1950.
Fonte: Comitato Centrale Anno Santo (1952).
L’esempio del Perù permette di mettere a fuoco aspetti sintomatici dei prerequisiti in termini di disponibilità economica e di tempo che il pellegrino d’oltreoceano doveva possedere. A causa del cambio sfavorevole poterono partecipare ai pellegrinaggi solo persone abbienti, per un totale di circa 400 persone. Facendo riferimento al primo gruppo di pellegrini partiti dal Perù (25 persone), esso lasciò Lima nella seconda quindicina di marzo, sotto la presidenza de vescovo di Tucna, mons. Carlo Alberto Arce Mesías, e con la direzione del sig. Jacques Supervielle. Il gruppo di volta in volta usò, come mezzi di trasporto, l’aereo, il piroscafo, il treno e, per piccole distanze in Europa, anche l’autopullman. Il gruppo visitò anche la Francia, la Spagna e l’Italia e rientrò in patria quattro mesi dopo la partenza dopo esser stato ricevuto in udienza speciale dal Santo Padre (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 342-343).
Anche nel caso dell’Argentina la valuta giocò a sfavore dei pellegrini, favorendo quelli con maggior disponibilità economica; ciononostante i pellegrinaggi partiti da questo paese furono numerosi, per una partecipazione complessiva di oltre 3.000 persone (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 182-183). Il più importante pellegrinaggio fu quello del «Litorale argentino» con 405 pellegrini, guidato dal cardinale Antonio Caggiano, vescovo di Rosario. Partiti da Buenos Aires il 2 dicembre arrivarono a Roma il 28 dello stesso mese (sarebbero dovuti arrivare il 23, ma la navigazione accusò un forte ritardo).
Dal Brasile raggiunsero Roma 5.865 pellegrini registrati: il primo pellegrinaggio ufficiale, con sosta a Roma fra il 20 e il 26 maggio, raggiunse l’Italia con il piroscafo Duque de Caxias messo a disposizione dal Governo brasiliano. Si trattò di 1.200 pellegrini provenienti da 27 diocesi, costituendo uno dei più numerosi pellegrinaggi da oltreoceano. La svalutazione del dollaro cileno agli inizi del 1950 causò il fallimento di molte iniziative organizzate dal Comitato nazionale di quello Stato. Durante l’Anno Santo furono comunque 700 i pellegrini registrati a cui se ne devono aggiungere circa altri 300, per lo più isolati, che compirono il viaggio senza registrarsi (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 210-211).
Il comitato nazionale della Colombia scelse un altro approccio: pellegrinaggi veloci e molto frequenti. In sostanza, durante l’Anno Santo, settimana per settimana, si susseguirono pellegrinaggi per via aerea, di media entità. Caratteristica, questa, che diede senza alcun dubbio ottimi frutti visto che si giunse ad ottenere una media di 100 pellegrini alla settimana ed un totale di oltre 5.000 pellegrini. Sintomatico dell’ottima organizzazione fu anche il fatto che nessun incidente di volo si verificò durante i 27 viaggi diretti da Barranquilla a Roma, malgrado le 32 ore di durata e il difficile percorso: Barranquilla, Bermude, Azzorre, Lisbona, Roma. Dopo le giornate a Roma, la maggior parte dei pellegrini colombiani utilizzò il treno per andare a visitare altri santuari in Italia, Francia e Spagna per poi riprendere l’aereo a Lisbona. Dalle informazioni raccolte risulta che i pellegrini provenienti dal Venezuela furono 3.916, di cui la maggior parte distribuiti in 7 pellegrinaggi organizzati dal Comitato Nazionale, 5 in nave e 2 in aereo (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 218-219).
Sono solo alcuni esempi che, tuttavia, sono evocativi dell’impegno dei Comitati Nazionali e anche dello slancio spirituale dei pellegrini. La maggior parte di loro giunse a Roma per ferrovia, ma anche in auto, via mare e via aerea, perfino in bicicletta, a piedi, con l’autostop, in barca e a cavallo (Aa.Vv., 1951, p. 750). È vero che non sono paragonabili agli antichi romei, ma in ogni caso si trattò di viaggi faticosi – almeno quelli in nave – che durarono anche mesi.
Pellegrinaggi e pellegrini da paesi europei, 1950.
Fonte: Comitato Centrale Anno Santo (1952).
Un altro dato significativo del Giubileo del 1950 è il notevole incremento di partecipazione degli altri paesi europei: dai 154.285 pellegrini del 1925 ai 583.541 del 1950. Come si può evincere dalla Tab. 4 sono la Francia e la Germania le nazioni da cui giunsero a Roma il maggior numero di pellegrini, a cui seguono in ordine decrescente e con numeri decisamente inferiori Belgio, UK, Spagna, Svizzera, Irlanda, Austria.
Un caso particolarmente significativo è quello spagnolo. In generale, i pellegrini registrati furono 38.179, numero in apparenza esiguo per una nazione tradizionalmente cattolica e popolosa come la Spagna. Tale numero, in effetti, non corrisponde al desiderio nazionale di partecipazione al Giubileo. Infatti, alla prima richiesta di adesione di pellegrinaggi a Roma da parte del Comitato Centrale seguì la prenotazione di oltre 300.000 persone. Tuttavia «disgraziatamente, fin da principio si presenta insuperabile l’ostacolo della mancanza di valuta di cui soffre lo Stato spagnolo. Malgrado la collaborazione degli organi governativi e i sacrifici economici che i fedeli sono disposti a sopportare non si è potuto in alcun modo evitare di ridurre il numero dei posti» (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 362-363).
Il Comitato Nazionale spagnolo fu particolarmente attivo, sia a livello nazionale sia a livello diocesano, attivandosi nella propaganda dell’evento – con la distribuzione di 70.000 manifesti e 30.000 opuscoli illustrati – e nell’organizzazione dei pellegrinaggi. Non essendo possibile il pellegrinaggio a Roma per tutti coloro che lo avrebbero desiderato, il Comitato Nazionale decise di operare affinché, in patria, si creasse, comunque, una particolare atmosfera spirituale, attraverso la stampa di 5 milioni di copie della preghiera dell’Anno Santo, l’organizzazione di corsi per propagandisti in quasi tutte le diocesi e l’organizzazione di pellegrinaggi ai santuari più venerati sul territorio nazionale. Inoltre, all’evento venne riservata una profonda eco sia sulla stampa, sia via radio, con articoli, numeri speciali e trasmissioni ad hoc (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 366-367).
Il primo novembre 1950, mentre a Roma il papa Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria, l’intera Spagna partecipò con particolare solennità attraverso cerimonie religiose in tutto il paese e tre salve di cannone al mattino, a mezzogiorno e al tramonto nelle principali piazze. I pellegrini recatisi a Roma, senza contare quelli isolati, si suddivisero in 160 pellegrinaggi. Numerose le autorità ecclesiastiche in pellegrinaggio a Roma: il cardinale Enrico Pla y Daniel, primate di Spagna e arcivescovo di Toledo, il cardinale Pietro Sagura y Sáenz, arcivescovo di Siviglia, tutti gli arcivescovi (di Granada, di Terragona, di Valencia, di Valladolid, di Saragozza) e 39 vescovi. Alcuni pellegrinaggi meritano di essere ricordati: 46 pellegrini che compirono il viaggio a piedi come gli antichi romei; 12 pellegrini del Sindacato universitario spagnolo (SEU) che affrontarono una traversata da Majorca a Roma su tre canoe (la Virgen del Pilar; la Virgen de Loreto; La Virgen del Carmen); il pellegrinaggio universitario di 110 studenti che, partiti dalla Spagna il 25 ottobre, giunsero il 27 ad Assisi per poi proseguire a Roma a piedi; l’imponente pellegrinaggio del comitato di Barcellona con 3.100 pellegrini (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 368 e 544-546).
Di particolare interesse è la partecipazione statunitense al Giubileo 1950 sia per ragioni economiche, sia per altre storico-turistiche. Come abbiamo avuto modo di osservare, si tratta degli anni in cui si concretizzava in Italia l’attività dell’ECA, l’ufficio preposto alla collazione degli aiuti forniti dallo European Recovery Program (ERP) e che, tra gli altri suoi obiettivi, mirava ad attivare un consistente flusso di turisti dall’America verso l’Europa con l’intento di contribuire alla riduzione del cosiddetto dollar gap (Leonardi, 2008, pp. 215-216). Il successo dei viaggi transoceanici per il Giubileo dimostra l’interesse dell’opinione pubblica americana, non solo cattolica, nei confronti di questo grande evento che si svolse in Europa, pochi anni dopo il secondo conflitto mondiale.
I pellegrinaggi dagli Stati Uniti si distinguono in modo evidente dagli altri, specie fra quelli provenienti da altre aree altrettanto distanti da Roma. Innanzitutto, negli USA, rispetto, per esempio, ai Paesi del Sud America, il Comitato Nazionale per il Giubileo (National Holy Year Commitee) ebbe un ruolo meno importante nell’organizzazione dei viaggi, a vantaggio dei pellegrinaggi organizzati da singole associazioni cattoliche o dei pellegrinaggi individuali (Casula, 2003, pp 145-149; Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 370-375). A Roma i pellegrini statunitensi furono oltre 50.000, di cui 40.846 furono registrati come appartenenti a gruppi (425 pellegrinaggi) e i rimanenti come pellegrini isolati. In un’analisi di storia del turismo, tuttavia, è per altri due fattori che i pellegrinaggi degli americani sono molti rilevanti, ossia per il larghissimo uso delle agenzie di viaggio per gli aspetti organizzativi del pellegrinaggio e per il largo uso del trasporto aereo per raggiungere Roma. Non è da trascura poi il fatto che gli Stati Uniti furono molto presenti a Roma attraverso i loro servizi di informazione. I cittadini americani ebbero pertanto l’opportunità di essere costantemente informati degli avvenimenti del Giubileo grazie a stampa, radio e televisione che permisero all’Anno Santo 1950 di essere veramente un evento internazionale, con trasmissioni di informazioni immediate8.
L’attenzione dell’amministrazione statunitense nei confronti del Giubileo si può riscontrare, in particolare, nelle attività destinate al personale militare delle forze alleate di stanza in Europa. L’American Catholic Club con sede a Roma e gravitante nella sponsorship del National Catholic Community Service (NCCS) fu molto attivo nell’organizzazione di pellegrinaggi. Il NCCS fu costituito negli Stati Uniti nel 1940 ed aveva come scopo principale quello di supportare i bisogni spirituali, sociali, educativi e ricreativi del personale militare cattolico e delle loro famiglie. In occasione dell’Anno Santo venne costituito, presso l’American Catholic Club, l’Holy Year Office su proposta di mons. Walter Carrol, della Segreteria di Stato Vaticana. Tale ufficio interagì direttamente con il Comitato Nazionale per il giubileo degli Stati Uniti e lavorò nel corso del biennio 1949-50 con diverse finalità: divulgare fra le forze armate alleate le notizie e gli eventi del Giubileo, supportare i cappellani militari nell’organizzazione dei pellegrinaggi a Roma, assistere spiritualmente i militari, distribuire la tessera e la busta del pellegrino (Comitato Centrale Anno Santo, 1952, pp. 399-401)9. I pellegrinaggi di gruppi di militari che usufruirono dell’assistenza dell’Holy Year Office provenivano specialmente dalle zone di occupazione di Tripoli, Trieste, Norimberga, Francoforte e altre aree di Germania e Austria. A essi si sommarono molti militari che giunsero a Roma come pellegrini isolati o accompagnati dalle proprie famiglie. L’American Catholic Club registrò 25.000 assistiti, di cui circa 20.000 militari.
Alla luce delle evidenze quantitative riportate e dei diversi casi nazionali rappresentati è possibile ribadire che l’Anno Santo 1950 rappresentò uno straordinario momento per il rilancio del turismo internazionale in Italia. Esso attirò un numero molto elevato di visitatori stranieri verso Roma, ma più in generale verso tutto il Paese, mettendo in moto flussi turistici che non si esaurirono con l’evento come dimostrano le entrate turistiche italiane che passarono da 116 miliardi nel 1950 a 154 miliardi nel 1952 (Sesana, 2006).
CONCLUSIONI
All’indomani della conclusione della Seconda guerra mondiale si apriva una nuova fase per l’economia mondiale. Anche il settore turistico veniva coinvolto in queste mutazioni profonde caratterizzate da nuove dinamiche fondate su cooperazione internazionale e crescente interconnessione all’interno del mondo occidentale. Secondo un fenomeno di americanizzazione delle società e delle economie europee, anche il turismo del vecchio continente acquisiva nel secondo dopoguerra quella dimensione di massa che negli USA aveva cominciato a imporsi già nel corso degli anni Venti e Trenta (Battilani, 2009, pp. 147-154). In questo processo l’Italia non era da meno, anzi si proponeva per molti versi come paese leader in Europa: grazie al fenomeno della “scoperta” del Mediterraneo, all’accresciuta accessibilità garantita a numerose località dal diffondersi dell’automobile e all’accoglienza offerta da una miriade di piccole pensioni, già negli anni Cinquanta il Bel Paese raccoglieva l’eredità ottocentesca della città di Blackpool (Battilani, 2015).
Come ricordato in esordio a questo articolo, il turismo negli anni della ricostruzione è oggetto di un crescente interesse da parte degli studi di storia economica proprio con l’intento di fare luce sulle ragioni delle tendenze poc’anzi richiamate e, più in generale, sulla partecipazione del settore agli straordinari tassi di crescita del miracolo economico italiano (Groß et al., 2020; Berrino e Larrinaga, 2021). Tuttavia, nonostante l’eclatante rilevanza del Giubileo del 1950, si constata la pressoché totale assenza di studi aventi come obiettivo la ricostruzione dell’impatto che tale evento ebbe sulle dinamiche turistiche del secondo dopoguerra. Per tali ragioni, si è proposto in queste pagine uno studio di carattere introduttivo con l’obiettivo di mettere in luce gli elementi fondamentali che contraddistinsero l’anno giubilare in questione sotto il profilo organizzativo, infrastrutturale, logistico e di stimolo alle dinamiche turistiche della congiuntura in cui si svolse.
La ricostruzione operata nell’articolo mette in evidenza un quadro senz’altro complesso che abbisogna di nuove e più approfondite analisi, ma che senza dubbio conferma la solidità delle intuizioni alla base dello studio stesso. Il Giubileo del 1950 emerge quale risultato di una elaborata e intensa attività organizzativa che si concretizzava attraverso l’operato di un considerevole numero di commissioni e gruppi di lavoro che coinvolgevano sia autorità vaticane che italiane, così come esponenti del mondo ecclesiastico e nobiliare romano. Nonostante le diffuse preoccupazioni, in particolare provenienti dal mondo alberghiero, la macchina organizzativa posta in essere dallo Stato italiano e, soprattutto, dalla Chiesa si dimostrava capace di predisporre un apparato ricettivo sufficientemente ampio e diversificato da poter accogliere flussi di pellegrini addirittura superiori alle già elevate previsioni.
A Roma giungevano fedeli non solo dal resto d’Italia e del vecchio continente, ma anche dagli Stati Uniti e dell’America Latina. La capitale della cristianità si riaffermava come tale all’interno di una dinamica turistica che assumeva a tutti gli effetti le dimensioni di un fenomeno estremamente internazionale e di massa. In altre parole, il turismo religioso, prima tra le forme di turismo conosciuta nel corso della storia, diveniva elemento anticipatore di quelle dinamiche che sarebbero emerse con estrema dirompenza nel corso dei due decenni successivi in Italia e nel resto del mondo occidentale.
Certamente resta ancora molto da ricostruire e analizzare in merito all’evento giubilare del 1950 e alle sue implicazioni sul piano turistico. Quattro sembrano essere le principali direttrici secondo cui sviluppare le future ricerche.
Innanzitutto, nuove e innovative ricerche dovrebbero fare ricorso a materiale documentale ancora inesplorato. In questo senso, tre sembrano essere le possibilità più concrete, capaci di offrire maggiori spunti per l’avvio di nuove e fruttuose ricerche. In primis, vi è da menzionare la vasta messe di documenti che gli archivi vaticani, incluso l’Archivio Apostolico Vaticano, hanno recentemente messo a disposizione degli studiosi, ovvero la documentazione legata al pontificato di Pio XII, sotto cui il Giubileo del 1950 si svolse (Archivio Apostolico Vaticano, 2021; Cardinale, 2020). In secundis, con l’intento di gettare luce sul rilevante tema del turismo americano e sull’impatto del Giubileo sulla società americana, è possibile fare ricorso ai materiali dell’Archivio Storico Diplomatico (Catani e Zuccolini, 1990, p. 19). Da ultimo, è d’uopo menzionare due tipologie di relazioni annuali disponibili presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Archivio della Banca d’Italia. Il primo conserva le relazioni che il prefetto di Roma, come gli altri prefetti italiani, aveva il compito di redigere con l’obiettivo di rappresentare le condizioni, l’evoluzione e i principali eventi caratterizzanti la vita del territorio posto sotto il suo controllo10. Il secondo custodisce i rapporti annuali delle filiali locali della Banca d’Italia: quelli relativi alla città di Roma e al suo territorio provinciale, negli anni del Giubileo, potrebbero rappresentare una significativa fonte per ricavare nuove e rilevanti informazioni sulle trasformazioni economiche e sociali innescate dall’evento giubilare (Banca d’Italia, 1993, p. 75).
Una seconda direzione in cui orientare le future ricerche è senz’altro quella relativa al coinvolgimento dei fedeli americani nella complessiva movimentazione di persone originata dal Giubileo. Non sembra questo un elemento di secondaria importanza se si considera la congiuntura in cui l’evento si celebrava. Come già ricordato, gli anni erano quelli del cosiddetto dollar gap, in cui le autorità statunitensi, attraverso l’ERP, non mancavano di convogliare rilevanti risorse anche verso le diverse industrie turistiche europee con l’intento di renderle più attrattive proprio per i turisti americani e la loro considerevole capacità di spesa (Leonardi, 2008, pp. 215-216). Definire con maggior precisione il contributo del Giubileo al conseguimento di obiettivi di così vasta portata economico-finanziaria appare di tutta rilevanza per poter gettare nuova luce sulla partecipazione del turismo alla ricostruzione postbellica.
Meritevoli di ulteriori approfondimenti sembrano essere anche le questioni relative alle infrastrutture trasportistiche coinvolte nell’attivazione dei flussi di pellegrini. Dalla ricostruzione storica operata emerge chiaramente la rilevanza dell’anno giubilare nell’attivazione di snodi logistici che diverranno nei successivi anni cruciali per le sorti, oltre che della capitale, dell’intero Paese. Arricchire pertanto l’analisi inerente al coinvolgimento dell’aviazione civile nel successo del Giubileo pare essere una direzione interessante in cui muoversi per dare seguito ad alcune prospettive di ricerca già avviate (Battilani e Fauri, 2020) ma che ancora attendono più circostanziati approfondimenti.
In fine, non sembra di secondaria importanza provare a ricostruire quali effetti ebbe l’Anno Santo sul sistema alberghiero romano e italiano nel suo complesso. Quali ripercussioni ebbe l’afflusso di pellegrini sulla capacità ricettiva dei successivi anni? In che modo le tappe intermedie dei pellegrinaggi nel resto della penisola, ma anche in Europa, influenzarono la ricostruzione e il rilancio dell’industria alberghiera dopo gli anni difficili della Seconda guerra mondiale? Che grado di coinvolgimento conservarono nel settore dell’ospitalità congregazioni religiose e altri enti ecclesiastici dopo l’esperienza del 1950? Sono tutte domande che attendono ancora di essere compiutamente approfondite e le cui risposte non paiono di scarsa rilevanza per la ricostruzione dello sviluppo di un paese in cui turismo e Chiesa cattolica hanno avuto e continuano ad avere un peso considerevole (Berrino, 2011; Gregorini, 2014).
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Note
1
Sulla seconda fase del pontificato di Pio XII sono utili riferimenti: Riccardi (1979, 1986); Miccoli (1989); Violi (1996).
2
I 5 laici appartenevano alla cosiddetta nobiltà nera e, nello specifico, erano: il principe Aspreno Colonna, principe assistente al soglio pontificio; il principe Carlo Pacelli, consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano; il marchese Giovanni Battista Sacchetti, foriere maggiore dei sacri palazzi apostolici; il principe Francesco Chigi della Rovere, comandante della Guardia Nobile Pontificia; il conte ing. Enrico Pietro Galeazzi, direttore generale dei Servizi Tecnici ed Economici dello Stato della Città del Vaticano.
3
Casula sottolinea che i giornali furono solo uno degli aspetti della comunicazione dell’Anno Santo, poiché ebbero un ruolo importante anche altri media, quali la radio, il cinema, la televisione, che potevano raggiungere milioni di persone. Egli, infatti, scrive (p. 137): «non pochi dei cinque milioni di pellegrini giunti a Roma fissarono nelle pellicole delle proprie macchine fotografiche quanto vedevano con i propri occhi».
4
Il governo italiano si fece promotore del riconoscimento giuridico della tessera del pellegrino, quale documento sostitutivo del passaporto per l’ingresso in Italia. Il provvedimento ebbe pratica attuazione in seguito all’eguale riconoscimento concesso da 8 altri governi nazionali, per cui migliaia di pellegrini stranieri giunsero a Roma senza bisogno di passaporto (Andreotti, 1952, pp. 242-243).
5
Il Comitato interministeriale era presieduto dall’on. Pietro Romani (Commissario per il Turismo), mentre segretario generale era l’avv. Domenico Francini. I membri vennero nominati in rappresentanza di diversi dicasteri, enti e uffici dello Stato italiano: dott. Nunzio Bario (Ministero delle Finanze), gen. Vincenzo Biani (Aviazione civile), dott. Alberto Canaperia (Commissariato Igiene e Sanità), dott. Federico Pescatori (Ministero Affari Esteri), dott. Giuseppe Dall’Oglio (Ministero Commercio con l’Estero), dott. Alfredo De Liguoro (Ministero Tesoro), prof. Mario Ferrari Aggradi (Comitato Interministeriale per la Ricostruzione), dott. Pino Fortini (Ministero Marina Mercantile), prof. Iginio Giordani (Comune di Roma), dott. Angelo Giuliano (Ministero dell’Interno), prof. Nicola Laloni (Ferrovie dello Stato), principe Francesco Massimo Lancellotti (Ente Provinciale per il Turismo di Roma), dott. Guido Lenzi (Commissariato Alimentazione), dott. Italo Mancini (Ministero Industria e Commercio), rag. Costantino Parisi (Camera di Commercio di Roma), dott. Francesco Pellati (Ministero Pubblica Istruzione), ing. Vito Perrone (Ispettorato Motorizzazione civile), dott. Gatéano Vetrano (Commissariato Turismo).
6
Alle facilitazioni tariffarie delle Ferrovie dello Stato si aggiunsero gli sconti al 50% offerti da scavi, musei e gallerie di tutta Italia ai pellegrini (Andreotti, 1952, p. 243).
7
Sul tema del turismo religioso e per le definizioni di turista religioso vs. pellegrino si vedano nella letteratura italiana: Costa (1995); Lavarini, (1997, pp. 29-80); Mazza (1999, 2006). Nella letteratura internazionale: Swatos e Tomasi (2002); Dallen e Olsen (2006); Raj e Morpeth (2007); Collins-Kreiner (2010).
8
Anche la Radio Italiana con una serie di trasmissioni musicali, prosa, giornalistiche e con frequenti collegamenti con la Radio Vaticana per le cerimonie giubilari più solenni, seguì le tappe del Giubileo. Ad essa si aggiunse il Servizio trasmissioni radiofoniche per l’estero che, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diffuse, attraverso i suoi 44 programmi giornalieri in 28 lingue, notizie, conversazioni, interviste (Andreotti, 1952, pp. 243-244).
9
Sul tema del movimento turistico alimentato dai soldati americani nel secondo dopoguerra si veda Pasini (2018).
10
Per un riferimento si veda l’inventario digitale dell’Archivio Centrale dello Stato (Roma) al seguente url: https://bit.ly/3aUAN50, accesso 20/10/2021.
Author notes
aluciano.maffi@unipr.it briccardo.semeraro@unicatt.it

ISSN: 1137-9669
Vol.
Num. 33
Año. 2021
«L’anno del gran ritorno e del grande perdono»: il ventiquattresimo Giubileo e i pellegrinaggi a Roma (1950)
LucianoRiccardo MaffiSemeraro
Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, ParmaUniversità Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche, Brescia (BS),ItaliaItalia
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